lunedì, Marzo 31, 2025
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Mimmo Borrelli porta in scena la solitudine della creazione con Il gelo dall’opera di Eduardo De Filippo, al Teatro Civico 14 di Caserta

Il Teatro Civico 14 di Caserta ospiterà, sabato 29 marzo, ore 20.00, e domenica 30 marzo, ore 18.00 e ore 20.00, lo spettacolo Il gelo, reading teatrale tratto dall’opera di Eduardo De Filippo.

La produzione, firmata dalla Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini, vedrà in scena Mimmo Borrelli, con le musiche a cura di Antonio Della Ragione. La pièce è un’intensa riflessione sulla solitudine dell’artista, sul tormento della creazione e sull’incessante ricerca dell’ispirazione, elementi centrali nell’universo poetico ed esistenziale di Eduardo.

Il gelo nasce da un percorso artistico e umano che affonda le radici nell’esperienza di Mimmo Borrelli con Opera Pezzentella, un progetto teatrale che, nel 2013, ha riportato in vita la memoria popolare e spirituale della Chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco. Quel viaggio, fatto di ricerca antropologica, incontri e laboratori, ha segnato un momento di svolta per l’attore e drammaturgo, rilanciando non solo il sito museale ma anche il suo personale percorso artistico. Oggi, con Il gelo, Borrelli torna a immergersi nelle atmosfere evocative di un teatro che si fa rito e memoria, ripercorrendo le inquietudini di Eduardo nel suo solitario processo creativo. Lo spettacolo si articola in una serie di frammenti poetici e drammaturgici che esplorano la condizione dell’autore davanti alla pagina bianca, al tormento dell’ispirazione che si nega e all’incessante tensione tra la necessità di scrivere e il gelo della solitudine creativa. Attraverso tre figure emblematiche – Padre Cicogna, De Pretore Vincenzo e Baccalà – si dipana un racconto fatto di voci e suoni che restituiscono l’anima di un Purgatorio terreno, in cui la miseria si intreccia con la speranza, e la parola, come una piccola candela nella notte, illumina il buio dell’esistenza. Un omaggio vibrante alla poesia e al teatro di Eduardo, ma anche una riflessione profonda sulla condizione dell’artista e sulla fragile grandezza della creazione.

«L’autore è sempre solo di fronte al lenzuolo bianco della morte in pagina, solo e infreddolito dalle idee mancanti di gesso, gelide di marmo, solo poiché la creatività non esiste. Va preparata dalle sofferenze, nutrita dalle mancanze, concimata dalle responsabilità, “attrita” dalle aspettative, nel suo meraviglioso e tragico privilegio: la libertà di creare da solo» si legge nelle note di regia: «Eduardo amava comporre poesie durante le pause che di rado gli concedeva l’attività teatrale, tra preoccupazioni ed insonnia, tra geloni e l’artrite alle nocche delle mani e del pensiero. Dunque me lo sono immaginato tra le quattro mura del suo camerino, intento a fissare su carta i suoi tormenti e a ripeterli e provarli magari a bassa voce come è solito fare chi scrive. Poiché la timidezza del primo fiato alla parola è come un neonato da cullare. Fa commuovere prima chi legge, nell’epifania della scoperta, nella caverna dell’eventuale creazione della bellezza, soggetta al giudizio della morte. Bisogna avere soffio, calore, cura e delicatezza. La prima parola data è innocente e fragile».

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